In viaggio sul tapis roulant: da Brindisi a Montevideo

Credo che uno dei posti migliori per imparare a fare amicizia con me stessa sia il tapis roulant. Mentre lo faccio penso, e mentre penso, inevitabilmente, osservo la mia immagine riflessa nello specchio di fronte a me. Quindi, in pratica, penso guardandomi dritta dritta negli occhi. Forse in realtà è proprio questo il vero significato di mens sana in corpore sano. Oddio, sicuramente i latini non avevano i tapis roulant, ma sono sicura che se li avessero avuti sarebbero stati d’accordo con me. Detto questo, bisognerebbe inventare un sistema per prendere appunti proprio mentre si fa il tapis roulant. Beh si, perché la mia mente parte, segue il ritmo delle mie gambe che continuano a muoversi, a camminare, ad andare avanti, ed è appunto qui che arriva il bello, è questo il momento in cui, per me, varrebbe la pena  iniziare a scrivere un libro. Come una pallina da ping pong, i pensieri volano da una parte all’altra, scollegati si incontrano, si sfiorano nella testa, magari si sorridono anche, ma non si prendono mai per mano. E si viaggia, da nord a sud, da est a ovest, dentro e fuori. Il ricordo del lungomare di Montevideo, con i suoi chilometri di spiaggia che si affacciano sull’oceano e il fascino della sua semplicità latinoamericana legata alle storie descritte nei racconti di Mario Benedetti. Il ritmo del reggaeton che proviene dalle radio dei ragazzi che pasan el tiempo sulla sabbia e la ritualità quasi sacra dell’uscire per strada con il thermos di mate. Ecco, se c’è una cosa che proprio non si può toccare agli uruguayani è il gesto del bere, anzi, del condividere il mate. Paragonata alla vicina e antagonista Buenos Aires, Montevideo è tutto un altro mondo. Molto più semplice, molto più silenziosa e tranquilla. Molto più grigia, questo si, ma anche molto più verace. In un concetto tutto mio, mi piace pensare a Buenos Aires come al Salento, mentre a Montevideo come a Brindisi. Stesse radici, stessa cultura, più o meno stessa storia, eppure due realtà diverse. Il cittadino di Buenos Aires, il porteño per eccellenza, se la tira perché si sente di avere origini italiane, vive nella capitale dell’arte, del colore, della musica, della pura vida. Un po’ come i salentini (inclusa la sposa) a cui piace farsi i fighi per via del mare cristallino, della movida, delle belle ragazze, del cibo buono e delle radici greche e bizantine. Montevideo è come Brindisi: meno riflettori puntati addosso, meno influenze esterne, meno pizzi e merletti intorno a un prodotto piuttosto simile. Più dettagli che con il tempo vanno perdendosi, o modificandosi. E nel bene o nel male, decisamente più sangue che ribolle.

Montevideo, Uruguay, 2011

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